Riot Games, oltre 500 licenziamenti: cosa è successo

Riot Games ha comunicato i licenziamenti di centinaia di suoi dipendenti, legati soprattutto a due realtà.

Twitch, Google, Unity e molti altri, adesso anche Riot Games si aggiunge al lungo elenco di aziende del settore gaming che negli ultimi mesi, e in particolare in questo inizio di 2024, hanno effettuato dei licenziamenti interni. Nel caso di Riot Games si tratta quasi di un fulmine a ciel sereno per una delle società che dall’esterno appare la più in salute. Eppure oltre 500 persone hanno ricevuto nella notte la comunicazione dell’interruzione del rapporto professionale.

I perché dei licenziamenti in Riot Games

Questa volta non c’è stata nessuna anticipazione o leak: ad annunciare i licenziamenti, contestualmente alla comunicazione interna verso i propri, ormai ex, dipendenti, è stata la stessa Riot Games con un comunicato ufficiale. L’azienda ha dichiarato, con un testo firmato da Marc Merril, co-founder e co-presidente, e da Dylan Jadeja, Ceo, che “stiamo eliminando circa 530 ruoli a livello globale, che rappresentano circa l’11% dei Rioter, con l’impatto maggiore sui team al di fuori dello sviluppo principale. […] Non si tratta di semplici cambiamenti organizzativi, ma di cambiamenti che riguardano individui e famiglie, e facciamo del nostro meglio per affrontare queste decisioni con rispetto e sensibilità”.

La decisione è stata presa, come si legge nella dichiarazione, per riallocare le risorse su meno progetti ma di più alto impatto per costruire un “futuro più sostenibile” per i vari titoli che fanno parte dell’universo di Riot Games. Nello specifico è stato assicurato che continueranno i progetti legati a Valorant, League of Legends, Wild Rift e Teamfight Tactics e sui nuovi titoli in programma, come il fighting game Project L, già arrivato alle prime prove in Alpha Test, mentre saranno al momento ridimensionati del tutto o quasi alcune collaborazioni esterne. 

Legends of Runeterra e Riot Forge i più colpiti

La più colpita dai licenziamenti è tutta la sezione che si occupava di Riot Forge, ovvero l’hub che gestiva la pubblicazione di alcuni videogiochi legati all’universo narrativo di League of Legends ma il cui sviluppo era in collaborazione con studi esterni. Il prossimo titolo, Tales of Bandle City, sarà l’ultimo realizzato da Riot Forge che da quel momento chiuderà i battenti. In totale sono state licenziate 530 persone a livello globale, circa l’11% della forza lavoro di Riot Games. Poco tempo fa Twitch aveva licenziato altre 500 persone, arrivando a un totale di mille nell’arco di un anno. 

Come per il Ceo di Twitch che aveva sostenuto che al momento l’azienda non sia sostenibile, anche per Legends of Runeterra, titolo di carte collezionabili digitali di Riot Games il cui campione del mondo in carica è italiano, vale lo stesso. Per l’azienda LoR non riesce al momento a sostenersi da solo a livello economico, “con i costi di sviluppo e supporto che sono significativamente più alti di quanto riesce a generare”. Per questo motivo Riot Games ha deciso di ridimensionare sensibilmente il numero di componenti del team e di spostare il focus sul Path of the Champions, la modalità PvE di Legends of Runeterra.

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