Abodi (Ministro dello sport): “Sport, nel futuro c’è il confronto con gli esports”

Il nuovo ministro dello sport, Andrea Abodi, nel 2018 firmava la prefazione del nostro studio sugli esports citando League of Legends e affermando che gli esports meritano attenzione “non solo per non rimanere esclusi da una porzione di futuro, ma anche per non esserne travolti”. Dopo il suo incarico nuove speranze per la scena esportiva italiana.

Andrea Abodi, 62 anni, romano, una laurea in Economia e commercio alla Luiss, una vita da dirigente principalmente nel settore sportivo (attualmente è  presidente dell’istituto per il Credito sportivo), è il nuovo ministro dello sport italiano. Il nuovo titolare del dicastero dello sport nel governo Meloni.

Quattro anni fa, quando stavamo realizzando il volume “eSports. Un universo dietro al videogioco“, a lui, che era già presidente dell’istituto per il Credito sportivo, abbiamo chiesto di scrivere la prefazione, in modo da suggellare un legame tra sport e esports che vedevamo già ben oltre la quasi perfetta sovrapponibilità dei due termini.

La sua nomina, che peraltro riporta in auge un ministero, quello dello sport, che non esisteva nel precedente governo (l’ultimo fu quello guidato da Vincenzo Spadafora, nel Conte II), porta nuove speranze a tutto il movimento esportivo italiano (sicuramente a quello più legato al Coni), da sempre alla ricerca della consacrazione definitiva, per la quale, ovviamente, serve anche l’appoggio della politica. Avere un ministro che, quantomeno, sa cosa sono gli esports e conosce temi e problematiche ad essi correlati, può essere un inizio significativo.

Qui di seguito il testo che Andrea Abodi scrisse, e che apre quello che rimane il primo testo organico dedicato completamente agli sport elettronici competitivi.

Ci sono due modi di confrontarsi con il futuro: attenderlo o affrontarlo“. Questo l’incipit di Abodi. “Se lo si aspetta, quando arriva trova impreparati all’appuntamento, spiazza e spesso travolge; se gli si va incontro, anticipando tempi e condizioni, è più facile valutarne gli impatti, limitarne i rischi e valorizzarne le opportunità. E il futuro ha una relazione stretta con la tecnologia, che del futuro è, al tempo stesso, l’unità di misura e la rappresentazione più tangibile”.

“Quelli della mia generazione – frase che inizia a “pesare” – iniziarono il rapporto con la tecnologia (televisore e radio a parte) poco prima dei vent’anni e il ricordo impallidisce di fronte ai cosiddetti ‘nativi digitali’, che a meno di due anni di vita interagiscono con un tablet o uno smartphone, utilizzando nel modo più naturale il dito indice, come una chiave per entrare nel mondo. Per il sistema sportivo, italiano e internazionale, il rapporto con il futuro e la tecnologia è rappresentato anche dal confronto con e sugli esports, nell’ambito del quale ancora non sono stati ben definiti i profili di indifferenza, concorrenza o complementarietà”.

“D’altro canto gli esports si sono sviluppati e affermati in questi anni in modo assolutamente indipendente dai sistemi sportivi, seguendo istintivamente percorsi nuovi disegnati proprio dalle tecnologie del gioco digitale e dalle opportunità offerte dalla rete. Si sono sviluppati e alimentati anche da uno spirito libero, indipendente e poco – o nulla – sensibile al fascino delle categorie tradizionali delle istituzioni sportive… e non solo”.

“A questo proposito, solo da poco tempo i sistemi sportivi si sono resi conto del fenomeno, ma non sono molti i “dirigenti” che comprendono, pur sommariamente, i rischi che si corrono aspettando il futuro o, peggio ancora, negandone l’esistenza, l’evidenza e l’influenza anche nel presente”.

“Basti pensare che da un paio di anni, anche grazie proprio a tecnologie e reti sempre più performanti, ci sono grandi eventi sportivi internazionali che vengono superati, in termini di audience digitale, da competizioni globali di esports come il ‘League of Legends World Championship’. E dietro gli eventi e le audience ci sono i praticanti e gli appassionati, ormai
decine e decine di milioni nel mondo, di fronte ai quali credo che qualcuno del mondo sportivo dovrà prima o poi porsi seriamente la domanda di cosa fare, di quale strategia elaborare e adottare, per evitare la prospettiva di una definitiva “separazione dei destini” tra sport ed esports, che avrebbe tante implicazioni, anche di tipo infrastrutturale”.

“Esiste un’articolata serie di questioni e problematiche legate al rapporto ‘sport-esports’, in gran parte sviluppate in questo libro da leggere con attenzione, che suggeriscono un approccio aperto, comprensivo e anche creativo, e meriterebbe più di una riflessione, soprattutto in ambito scolastico, sulla corretta e integrata relazione tra modello educativo, sviluppo delle capacità individuali e utilizzo degli strumenti tecnologici”.

“E rimanendo ai margini delle questioni tecniche, eludendo apparentemente la tematica degli esports, mi prendo la licenza di segnalare qualche spunto e alcune questioni chiave che precedono il tema stesso, che forse meriterebbero maggiore attenzione e ulteriori approfondimenti, prima delle necessarie decisioni: la tecnologia come fattore complementare e non sostitutivo, la relazione tra socializzazione fisica e digitale, il controllo del rischio di una dicotomia compulsività-noia, la corretta gestione del tempo e dei tempi, una ragionevole determinazione e limitazione dei moltiplicatori esponenziali di sollecitazioni. Questioni da affrontare senza sottovalutarne gli effetti”.

“In conclusione, ammetto con grande semplicità, sincerità e trasparenza i miei limiti rispetto a temi complessi come quelli sviluppati da questa esperienza editoriale. D’altro canto, credo che la richiesta di affidarmi questa prefazione non sia stata ispirata da una valutazione di conoscenza specifica del tema esports, quanto dall’interesse a guardarlo da un’altra prospettiva, certamente senza preconcetti, con le sensibilità di chi lo osserva da fuori, ma con la consapevolezza della necessità di entrarci dentro: non solo per non rimanere esclusi da una porzione di futuro, ma anche per non esserne travolti, con il rischio di risultare paradossalmente colpevoli di non aver compreso il fatto”.

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