Caso “Bro Culture”: Riot Games pagherà 100 milioni di multa

La stessa azienda ha annunciato di aver accettato l’accordo economico per la risoluzione della disputa in tribunale.

Riot Games ha annunciato lunedì scorso di aver raggiunto un accordo economico con la controparte per la risoluzione della causa tuttora presente in tribunale, iniziata nel 2018, che vede il publisher videoludico coinvolto in quanto reo di non aver vigilato e anzi avallato comportamenti discriminatori e molestie sul luogo di lavoro, in particolare verso le dipendendi donne dell’azienda. Riot Games ha accettato di pagare 100 milioni di dollari: 80 andranno alle donne che hanno subito tali comportamenti, mentre 20 miloni saranno destinati al pagamento delle spese legali ed emolumenti vari. 

L’accordo è stato raggiunto, secondo quanto ricostruito da Sean Morrison su Upcomer, tra Riot Games, il Division of Labor della California, il Dipartimento di stato del Fair Employment and Housing e diverse realtà private. Tale accordo si applica inoltre a tutti gli impiegati e le impiegate, sia a tempo indeterminato che determinato, che si identifichino come donne e che abbiano lavorato per Riot Games dal novembre 2014 a oggi. Il Dipartimento citato prima riporta che “approssimativamente si parla di 1065 dipendenti donne e 1300 donne a contratto esterno. 

Come riporta Morrision, tuttavia, l’accordo è sì stato raggiunto tra Riot Games e gli accusatori ma deve ancora essere approvato in tribunale, approvazione che, presumibilmente, arriverà nei prossimi mesi. A dicembre 2019 la proposta iniziale di risarcimento fissata a 10 milioni era stata rifiutata dal dipartimento in quanto ritenuta eccessivamente bassa. La cifra attuale ha di fatto decuplicato quella originale, sancendo di fatto la gravità delle accuse. Accuse che avevano trovato una prima “voce” nel 2018 nel report effettuato da Kotaku riguardo la “bro culture”, ovvero una visione maschilista e spesso sessista di alcuni dipendenti, in particolare di coloro che occupavano posizioni di rilievo nell’azienda, anche sul luogo di lavoro nella sede di Santa Monica, in California.

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