Ecco quali fattori influenzano la popolarità di un esport

Player Unknown’s Battleground riceverà un aggiornamento per le sue versioni per Pc e mobile che lo renderà il 70% più leggero e abbasserà notevolmente i requisiti tecnici necessari a computer e smartphone per farlo girare al meglio. La scelta della PUBG Corp si spiega grazie all’equazione che domina il mercato dei giochi gratuiti: più bassi sono i requisiti tecnici, maggiore è la diffusione di un titolo perché anche i device più vecchi potranno farlo funzionare. Il mercato dei free to play si basa unicamente sulla quantità di giocatori raggiunti, più sono e più è probabile che uno su 100 (bene o male questa è la percentuale) acquisti dei contenuti a pagamento su cui lo sviluppatore guadagna una montagna di soldi.

Chi fa bene

Quando diciamo che League of Legends va anche su un tostapane scherziamo solo fino a un certo punto. I requisiti minimi per giocarci sono talmente bassi che persino i vecchi computer di famiglia del 2005, con tanto di lettore per floppy disk, sono in grado di farlo andare. Lo stesso approccio è stato messo in atto per Valorant il nuovo sparatutto tattico che ha spopolato all’inizio del lockdown. Chi scrive infatti, è riuscito a giocare su un computer vecchio di 13 anni con solo qualche crash ogni tanto. Allargare la playerbase è l’imperativo perché sono talmente poche le persone che si lasciano convincere dalle personalizzazioni a pagamento che solo con milioni di giocatori si possono avere decine di migliaia di clienti paganti e un profitto. Ognuno ha la sua strategia: dalle stagioni ai pass battaglia passando per gli eventi esclusivi e a tempo limitato. Più un gioco è gentile nei confronti della macchina usata per farlo andare maggiore sarà la soddisfazione del giocatore che si sentirà parte di una community completamente gratuitamente.

Chi fa male

Dal lato opposto dello spettro troviamo Call of Duty Warzone, l’attuale re di Twitch e il battle royale più popolare del momento. Dietro questo successo, però, si nasconde un problema:il gioco pesa più di 200 gigabyte. Non è solo un pachiderma da scaricare, negandosi così a chi si appoggia a una connessione a consumo come quella mobile, ma è anche un macigno da custodire rendendo praticamente inservibili molti hard disk preinstallati nei computer e costringendo all’acquisto di un’unità esterna. Qualche aggiornamento per eliminare vecchie patch o texture di alta qualità si è palesato negli ultimi mesi ma il problema resta. Il suo sequel, Call of Duty Cold War non fa meglio, restando bel oltre i 150 giga, anche se qui il modello di business non è quello del free to play ma di acquisto del titolo ex novo sapendo a cosa si va incontro. Il problema resta tutto di Warzone con i fan che sperano, un giorno, di vederlo come applicazione separata dal titolo madre Call of Duty Modern Warfare, principale responsabile di tutto lo spazio di archiviazione extra richiesto. Warzone infatti nasce come modalità gratuita di un gioco da vendere a prezzo pieno, ma la sua popolarità sia come casual game che, soprattutto, come eSport potrebbe convincere la casa madre Activision a rilasciarlo separatamente liberando così gli hard disk di molti giocatori frustrati. Anche se non è un eSport fatto e finito, Destiny è passato dagli oltre 100 giga di fine 2019 ai 55 di novembre 2020 compresa la nuova espansione “Oltre la Luce”. Un modo c’è manca solo l’incentivo. Le stime parlano di un aumento vicino al 15% se Call of Duty Modern Warfare Warzone perdesse almeno 100 giga portando i suoi player totali

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