Pikmin 4: la recensione per uscire dalla nicchia

Pikmin 4 fa di tutto per far uscire il franchise dalla sua nicchia e ci riesce anche se al prezzo di un’introduzione molto lenta.

Tutti siamo in qualche modo fan di Super Mario o di The Legend of Zelda. Magari non sono i nostri videogiochi preferiti ma nella nostra storia videoludica c’è almeno un capitolo di una di queste due saghe targate Shigeru Miyamoto che significa qualcosa di importante. L’altro grande franchise del papà di Super Mario, però, non riceve altrettanto amore anche se se lo merita. Quando si incontra un fan di Pikmin, tuttavia, state pur certi che quella serie di videogiochi significa tantissimo per loro e vi pregheranno in tutti modi di giocarci così Nintendo è contenta e realizza un nuovo capitolo della saga.

Giocando a Pikmin 4 abbiamo avuto la sensazione di avere tra le mani il capitolo più completo, accessibile e longevo della saga, il gioco perfetto che i fan possono consigliare ad altri possessori di Nintendo Switch dicendo “vedrai che ti divertirai un sacco” ed è così, il divertimento c’è ed è parecchio, quello che manca è il carattere.

Pikmin 4: la recensione per uscire dalla nicchia

Nintendo li sa fare i puzzle game e in Pikmin quel mescolarsi perfetto di una storia semplice, enigmi brillanti e un pizzico di strategia fa da sottofondo a tutta l’avventura che è perfetta per un lungo viaggio estivo o per riposarsi la sera spegnendo il cervello. I veterani della serie saranno contenti di ritrovare il capitano Olimar, personaggio principale del primo capitolo e presenza fissa di tutti gli altri, ben nove tipi di Pikmin e una nuova missione di salvataggio più ampia e sfaccettata che mai. I novizi alla ricerca di un’avventura leggera ma che sappia sfidare, troveranno in questo gioco delle creature adorabili, i Pikmin, con cui potranno esplorare dalla loro piccola prospettiva il nostro mondo alla ricerca di tesori.

Pikmin 4 ha un’attenzione particolare a chi non si è mai approcciato alla saga perché ha come parte iniziale della campagna una lunga serie di tutorial per imparare a usare tutti e nove i tipi di Pikmin in scenari e puzzle sempre più complessi. I fan della serie dovranno stringere i denti in questo segmento del gioco consapevoli che tutte quelle spiegazioni servono a reclutare nuovi appassionati e a tenerli sul gioco. I veterani, poi, dovranno chiudere un occhio anche al fatto che Nintendo ha rimosso delle barriere “survival” che i primi capitoli avevano come il limite di giorni per completare la storia principale o il pericolo di finire le provviste. Questo gioco è una riproposizione ampliata, modernizzata ma leggermente semplificata della formula che ha funzionato negli ultimi 22 anni. Tutte queste modifiche, però, non hanno reso il gioco più facile, lo hanno reso solo più vivibile trasformandolo in una sfida da diffondere come il vangelo e pensata per convincere in pochi minuti chi sarà abbastanza coraggioso da provarla.

Pikmin 4: la recensione per uscire dalla nicchia

Ad aumentare le fila del vostro esercito di Pikmin per combattere i boss e raccogliere ancora più tesori ci saranno i Pikmin di ghiaccio, che congelano gli specchi d’acqua e infrangono le barriere congelate, e quelli luminosi che accendono la notte trasformando il gioco quasi in una modalità a orde in cui bisogna difendere un’obiettivo da gruppi di nemici arrabbiati e alquanto inquietanti. L’aggiunta più consistente all’arsenale del fan dei Pikmin, però, è senza dubbio Occin, una specie di cane dalle molte abilità indispensabile per combattere i nemici più potenti e attraversare alcune sezioni difficili di mappa. Questo amico a quattro zampe è la rivoluzione più netta al titolo a cui abbiamo assistito e mette chi gioca in una posizione molto più di controllo dello scenario e dei livelli rispetto al passato.

In Pikmin c’è un’atmosfera di ricorstruzione, non importa il capitolo, c’è sempre qualcosa da aggiustare, da rimettere insieme o da riparare. Anche in Pikmin 4 è così e gran parte della gioia che deriverete da questo gioco verrà dall’essere riusciti a ricostruire qualcosa che prima era rotto. Qui, secondo noi, sta il segreto della presa che questo titolo ha sui suoi fan più dediti e il motivo per cui loro sono dei divulgatori così instancabili. Giocare a Pikmin fa sentire bene e sì, i combattimenti e l’esplorazione mancano di carattere perché non c’è nulla di nuovo con cui confrontarsi, ma per farvi sentire bene Pikmin non ha bisogno di ridefinire il concetto di videogioco come ha fatto Tears of the Kingdom, gli basta darvi qualcosa da aggiustare e un esercito di creaturine per aiutarvi a farlo.

Pikmin 4: la recensione per uscire dalla nicchia

Pikmin è la definizione di “videogioco per tutte le età” perché non è complesso, ha una grafica intuitiva e carina, è facilmente comprensibile, non richiede di giocarci ossessivamente per diventare delle divinità e offre tante possibilità di miglioramento della propria performance a chi vuole una sfida sempre più difficile. I nuovi Pikmin, le missioni notturne e soprattutto Occin saranno la giusta ventata d’aria fresca per i veterani mentre i novizi si ritroveranno davanti un mondo ben fatto e sviluppato tutto da esplorare. L’estate è la stagione perfetta per giocare a Pikmin e chissà che aggiustando due o tre cose non riusciate persino a godervi di più le ferie.

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